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Per lavori dignitosi e la democratizzazione dell’economia

Precariato, disoccupazione, lavoro su chiamata, salari da fame: il mercato del lavoro ticinese necessita di radicali riforme in grado di garantire dignità ai lavoratori e alle lavoratrici.

Ecco perché mi impegno per le seguenti misure:

  • Un salario mimino di 4’000 CHF: questa misura è lo strumento adatto per arginare il fenomeno dei working poor, ossia persone che pur lavorando fanno fatica ad arrivare alla fine del mese; inoltre, disincentiverebbe l’assunzione di frontalieri, oggigiorno disposti a lavorare per salari troppo bassi rispetto il costo della vita in Svizzera.
  • Stop agli stage non retribuiti: molti e molte giovani non trovano un posto di lavoro per “mancanza di esperienza”, ma vengono sfruttati per mesi in stage non pagati. Lo Stato deve intervenire regolamentando questa prassi.
  • Settimana lavorativa di 25 ore: la digitalizzazione e l’automazione portano alla sostituzione della manodopera con macchine e robot. Le imprese licenziano il personale e risparmiamo sui contributi salariali che devono versare per ogni impiegato, raggiungendo così profitti maggiori. Nel frattempo interi settori professionali (come quello della vendita al dettaglio per esempio) vengono smantellati, con enormi costi per la società. Diminuendo radicalmente il tempo di lavoro – a salario invariato – garantiamo piena occupazione anche con la digitalizzazione.
  • Maggiori controlli nel mercato del lavoro: ci vogliono regole, ma anche i mezzi per controllare che non ci siano abusi.
  • Regolamentazione del lavoro su chiamata: il lavoro interinale si diffonde a macchia d’olio in Svizzera e un numero crescente di persone lavora a tempo determinato nell’edilizia, nell’industria o anche nel terziario. Dal 2012 è in vigore un contratto collettivo di lavoro, che ha migliorato notevolmente la situazione, ma la protezione da licenziamento resta insufficiente e i salari sono notevolmente inferiori agli impiegati a tempo indeterminato. Servono regole più severe e controlli.
  • Sostegni finanziari statali per riqualifiche professionali e formazioni continue per le persone che perdono il loro lavoro a causa della digitalizzazione.

 

Questi problemi del mercato del lavoro sono causati dai rapporti di forza vigenti in ambito lavorativo: è giunta l’ora di dare voce ai lavoratori e alle lavoratrici nelle scelte aziendali, così come avviene per i cittadini e le cittadine nelle scelte della vita pubblica. Bisogna democratizzare l’economia con le seguenti misure:

  • Partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla distribuzione dei profitti.
  • Settori chiave in mano statale: i settori economici quali l’energia, i trasporti, la sanità e l’acqua devono venir gestiti dallo Stato. Dobbiamo salvaguardare il servizio pubblico esistente e ri-statalizzare aziende privatizzate in questi ambiti.
  • La pubblicazione dei registri salariali: i salariati devono sapere in modo dettagliato perché viene risparmiato su di loro, perché il loro impiego viene delocalizzato e dove finisce la ricchezza da loro prodotta.