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Il diritto internazionale: democratico o imposto?

Il 25 novembre saremo chiamati a votare su uno degli oggetti più importanti degli ultimi anni: l’iniziativa per l’autodeterminazione. La campagna è ormai agli sgoccioli e quasi tutti gli argomenti dei due fronti sono stati detti e ribaditi. Vorrei qui puntualizzare una questione che mi sembra di particolare importanza: l’UDC propone il primato della Costituzione svizzera sul diritto internazionale, definito dai contrari in articoli e dibattiti quale leggi che ci sono state imposte da parte di Bruxelles o da altri organismi sovranazionali. Ma è davvero così? Trovo che un breve riflessione sulla definizione di diritto internazionale, senza entrare in dettagli giuridici, sia d’obbligo per votare in maniera consapevole.

In un mondo globalizzato come il nostro è impensabile seguire una via solitaria: a livello commerciale, a livello di spostamento delle persone, a livello di collaborazione tra le polizie, tra le università e in molti ulteriori ambiti la Svizzera collabora con altri paesi. Collaborazione che si basa su trattati internazionali: la Svizzera ne ha attualmente ratificati circa 4’000 a livello bilaterale e 1’000 di tipo multilaterale. Il diritto internazionale pubblico è per l’appunto l’insieme di questi trattati, che non ci sono stati imposti e che non sono “diritto straniero”, ma trattati che abbiamo ratificato perché lo reputavamo nel nostro interesse come nazione indipendente. Firmare un contratto internazionale non significa perdere la propria autodeterminazione e sovranità, significa anzi esercitarla.

In secondo luogo è falso che il diritto internazionale non disponga di una legittimazione democratica: in seguito ai negoziati tra il Consiglio federale e i governi degli altri Paesi, spetta al Parlamento il compito di votare sulla ratifica tramite i nostri rappresentanti eletti. I trattati internazionali sottostanno poi anche a referendum facoltativo: quindi se un gruppo di cittadini o un Partito non è soddisfatto della ratifica decisa dal Parlamento può raccogliere le firme, facendo sì che l’ultima parola spetti al popolo. Nei casi di adesioni ad organizzazioni sovranazionali è invece previsto – giustamente – il referendum obbligatorio, chiedendo quindi automaticamente il volere popolare.

Questa iniziativa non porta a più autodeterminazione e democrazia, valori fondamentali che sono tuttavia già garantiti attualmente, ma crea incertezze e mette a rischio diversi trattati internazionali, tra cui in primis la Convenzione europea dei diritti umani.

Articolo apparso su TicinOnline il 15 novembre

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