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La saggezza ambientale di una quindicenne

Continuare su una strada dimostratasi errata, essere troppo immaturi per ammettere di aver sbagliato e non preoccuparsi a sufficienza delle nuove generazioni. Queste sono le accuse che l’attivista quindicenne Greta Thunberg ha rivolto qualche settimana fa al vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Greta Thurnerg, scioccata di fronte alla passività del governo svedese in ambito di salvaguardia dell’ambiente, ha lanciato nell’estate del 2018 lo “sciopero della scuola per il clima”: ogni venerdì non va a scuola e passa la giornata davanti al palazzo governativo di Stoccolma a protestare. La manifestazione si è nel frattempo diffusa in molti altri paesi e, prima delle vacanze natalizie, migliaia di ragazzi e ragazze sono scesi in strada anche in diverse città svizzere, protestando contro il fallimento della nostra politica climatica.

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Una frase pronunciata da questa sorprendente ragazza mi ha particolarmente colpita: “se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema”. Come evidenzia giustamente Greta Thurberg, abbiamo un sistema economico basato sull’idea di crescita eterna, che non considera però di esistere su un pianeta dalle risorse limitate. Dovrebbe essere ovvio a tutti che così non è possibile continuare, ma l’enorme profitto che la classe economica sta ottenendo sul breve periodo dal sistema attuale blocca sul nascere qualsiasi discussione di una possibile alternativa.

Le conseguenze di questo paradosso si stanno già manifestando con forza, tuttavia la politica non reagisce in maniera adeguata. Nella scorsa sessione invernale, il Consiglio nazionale ha discusso la nuova legge sul CO2, per definire come la Svizzera intenda implementare l’accordo di Parigi e quindi diminuire nel prossimo decennio la metà delle proprie emissioni rispetto al 1990. Partendo dalla blanda proposta del Consiglio federale, la legge è stata ulteriormente peggiorata con la decisione di non applicare alcuna tassa sui biglietti aerei e di aumentare al massimo di 8 centesimi al litro la benzina dal 2030.

Ancora una volta la maggioranza borghese ha dimostrato di non capire la gravità dell’emergenza climatica, rinunciando a introdurre misure efficaci che possono apparire poco apprezzabili a corto termine, ma che sono fondamentali per una visione che guarda al benessere delle generazioni future.

Articolo apparso sul Corriere del Ticino il 14 gennaio 2018. 

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