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Iniziativa parlamentare: premi cassa malati

Ho presentato oggi, come prima firmataria a nome del Gruppo Socialista in Gran Consiglio, un’iniziativa parlamentare che vuole ripristinare i sussidi di cassa malati in vigore prima dei tagli nella manovra di rientro e semplificare la procedura di richiesta.

Limitiamo i premi per il ceto medio e rendiamo accessibile l’aiuto agli aventi diritto! Iniziativa parlamentare generica

Anno dopo anno i premi di cassa malati aumentano, pesando sempre di più sul budget delle economie domestiche. Anche nel Canton Ticino molte famiglie – in particolare appartenenti al ceto medio e quindi escluse dai sussidi di cassa malati – sono costrette a spendere una parte considerevole del proprio budget mensile per pagare i premi di cassa malati, a cui si aggiunge la franchigia, la partecipazione e altri costi “out of pockets” (spese non riconosciute).

Quando è stata creata l’Assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, l’obiettivo del Consiglio federale era che l’onere dei premi che grava su un’economia domestica non dovesse superare l’8 per cento del reddito imponibile[1]. Un obiettivo mai raggiunto, come viene ammesso anche nel monitoraggio triennale fatto dall’Ufficio federale della sanità pubblica, in cui viene misurato il peso dei premi sui budget delle economie domestiche e l’effetto della riduzione individuale dei premi. Nell’ultimo rapporto, relativo al 2018, si conclude che l’aggravio medio dei premi cassa malati, già considerati i sussidi, si situa attorno al 14% del reddito disponibile di un’economia domestica.[2] Guardando la situazione nei Cantoni, si nota che in Ticino l’aggravio supera il 12%. Rispetto al rapporto precedente concernente il 2016, l’incidenza dei premi è cresciuta di quasi due punti percentuali a livello svizzero e oltre 1% in Ticino.[3]

Questa evoluzione, soprattutto di fronte alla stagnazione o crescita limitata dei salari e delle rendite pensionistiche, mette a rischio il principio dell’accessibilità universale al nostro sistema sanitario: sempre più assicurati sono costretti a scegliere un modello assicurativo con una franchigia più alta così da avere premi più bassi, con però il rischio di doversi assumere costi elevati in caso di malattia. Le conseguenze di questa situazione si stanno già manifestando, con una percentuale tra il 10 e il 20% degli assicurati che rinuncia a recarsi dal medico per timore di ulteriori costi a loro carico. Questo fa sì che malattie non curate peggiorino, aumentando il rischio di danni alla salute e facendo di conseguenza anche lievitare i costi sanitari a causa di terapie più complicate.

 

Entrando più specificatamente nel merito della situazione ticinese, dal 2008 a oggi i premi di Cassa malati hanno registrato un aumento del 31% (dati USTAT). Per il 2019 l’aumento, benché ritenuto più contenuto del solito, in Ticino è pur sempre del 4% per gli adulti e i minorenni e quindi ben superiore all’evoluzione media dei redditi ticinesi. E per varie ragioni (crescita degli anziani, progresso della medicina, stile di vita, cambiamenti epidemiologici, …) le prospettive future non sono rosee.

D’altra parte, come messo in evidenza ad inizio dello scorso mese di agosto dalla trasmissione “Zehn vor Zehn”, il Ticino – anche se non da solo – in questi ultimi anni ha fatto passi da gambero: ben 24’000 persone hanno perso il sussidio di riduzione dei premi (RIPAM), quale conseguenza dei tagli messi in vigore nel 2015 (di circa 30 mio di Fr.) e poi di quelli  del 2017. Si tratta di tagli permanenti che hanno colpito non soltanto le fasce deboli della popolazione, ma innanzitutto il ceto medio.

Con il Preventivo 2019 è stato approvato l’aumento di 5 mio di Fr. dei sussidi di cassa malati, ammettendo di fatto una parte degli errori fatti in passato. Ora, al di là del dubbio che questi 5 milioni fossero un’astuzia elettorale e non un ripensamento sulle scelte sbagliate fatte negli scorsi anni, dato che l’accesso alle cure di qualità a costi sopportabili per tutta la popolazione è un diritto fondamentale, è più che mai necessario un robusto consolidamento della riduzione dei premi dell’assicurazione malattia obbligatoria (RIPAM; LCAMal, conto 36370063 CRB 210) soprattutto a favore della classe media. L’iniziativa qui presentata chiede di andare in questa direzione, attraverso le seguenti misure.

  1. Allargamento delle fasce di reddito dei beneficiari dei sussidi per la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia obbligatoria in modo da dare un sostegno concreto a tutto il ceto medio, non solo ripristinando i limiti di reddito cancellati a partire dal 2015, ma aumentandoli ulteriormente. In ogni caso, per tutti coloro che appartengono a questa fascia di economie domestiche, l’impatto dei premi non deve comunque mai superare il 10% del reddito disponibile;
  2. Sostanziale riduzione o abolizione della quota residua di premio a carico degli assicurati (la parte del premio pagata dall’assicurato anche quando è sussidiato), oggi troppo elevata (più di un 1/4) per le fasce di reddito meno abbienti, tramite l’aumento del coefficiente cantonale di finanziamento;
  3. Agevolazione dell’accesso ai sussidi: vanno ripensati a fondo i criteri di assegnazione come pure la procedura di richiesta oggi troppo complessa. È quindi necessario trovare un giusto equilibrio tra l’obiettivo di garantire un aiuto mirato a chi ha bisogno e l’obiettivo di non ostacolarne però l’accesso al sussidio: oggi molti potenziali aventi diritto, la così detta cifra grigia (Dunkelziffer), di fatto sono esclusi.

 

Queste misure richiedono altrettante modifiche della Legge cantonale di applicazione della Legge federale sull’assicurazione malattia (LCAmal). Esse permettono di far fronte alla situazione specifica e urgente del Ticino completando l’Iniziativa socialista a livello federale.

L’attuazione del rimedio al punto 1 nella misura del ripristino dei limiti antecedenti al 2015 come pure quella del rimedio al punto 2 sono relativamente facili. Più impegnativi sono invece l’allargamento ulteriore delle fasce di reddito al ceto medio (rimedio al punto 1) come pure e soprattutto la ricerca di meccanismi che permettano la semplificazione dell’accesso ai sussidi (rimedio al punto 3). Una semplificazione che potrebbe prevedere, ad esempio, la possibilità di abbinare la richiesta alla dichiarazione d’imposta, come già avviene in diversi Cantoni. In tal senso, le misure proposte potranno essere adottate anche in due tappe, purché una prima tappa consistente, che recuperi almeno il taglio attuato a partire dal 2015, sia adottata in tempi brevi.

In base ai dati finanziari degli ultimi anni di Consuntivo e di Preventivo (nel 2018 l’avanzo d’esercizio è stato di 137.2 milioni di franchi a fronte di un risultato preventivato di 7.5 milioni di franchi) sembrerebbe che le finanze cantonali abbiano ritrovato un certo margine di manovra. Dato che questo risultato è stato ottenuto anche grazie al taglio dei sussidi casse malati, vista l’emergenza di un loro ripristino e di un loro potenziamento soprattutto a favore del ceto medio, per l’Autorità politica è un dovere dar seguito con solerzia a questa Iniziativa. Ulteriori finanziamenti andranno pure reperiti tramite il controllo della spesa sanitaria (segnatamente una pianificazione ospedaliera più rigorosa) come pure tramite il riorientamento di risorse oggi utilizzate in modo non mirato ai bisogni tramite la fiscalità (deduzioni fiscali a carattere sociale). Da considerare c’è poi l’eventuale consistente aumento degli aiuti ai Cantoni, previsti dall’Iniziativa socialista a livello federale.

[1] Messaggio del Consiglio federale concernente la revisione dell’assicurazione malattia 06.11.1991, in : Feuille fédérale, année 1992, volume 1, cahier 03, 28.01.1992, Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées, p. 206.

[2] “Wirksamkeit der Prämienverbilligung – Monitoring 2017”, rapporto finale sottoposto all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), dicembre 2018. Il monitoraggio definisce il reddito disponibile come il salario netto meno le imposte.

[3] “Wirksamkeit der Prämienverbilligung – Monitoring 2014”, rapporto finale sottoposto all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), dicembre 2015.

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