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Riforma sociale: sì, ma serve di più!

Ecco il mio intervento a favore del rapporto sulla riforma sociale, tenuto durante i dibattiti in Gran Consiglio. 

Egregio Presidente,
Rappresentanti del Consiglio di Stato
Colleghe e colleghi

La riforma sociale che – spero – stiamo per approvare è un passo nella giusta direzione per rafforzare il nostro stato sociale. Estendere la franchigia sul reddito significa sostenere gli sforzi di chi con il proprio lavoro si impegna a diventare autosufficiente per non necessitare di aiuti statali; così come semplificare il processo amministrativo per l’erogazione dei sussidi di cassa malati permetterà di migliorarne la rapidità e la trasparenza. Ma in particolare voglio soffermarmi sulle altre due proposte: aumentare gli aiuti API-AFI a favore delle famiglie più sfavorite e il sussidio dei premi di cassa malati. Questo significa compensare – almeno in parte – i tagli approvati dalla maggioranza di questo parlamento qualche anno fa con la manovra di rientro. Tagli vergognosi fatte sulle spalle di chi fa più fatica per risanare le finanze, sui quali però non gravano i suddetti aiuti sociali, ma gli sgravi fiscali milionari al grande capitale e alle multinazionali: come gruppo socialista siamo quindi soddisfatti che ci sia un parziale ripensamento e correzione di ciò.

Ma non dobbiamo farci illusioni: già prima dell’attuale crisi legata al COVID-19, il tessuto sociale del nostro Cantone era estremamente debole, ora la situazione è drammatica. Nelle scorse settimane numerose organizzazioni attive sul territorio – dal tavolino magico a caritas – hanno denunciato la situazione.

Questa riforma sociale deve essere quindi una tappa nel percorso per creare uno stato sociale forte, non il traguardo.

Non possiamo poi chiudere gli occhi di fronte al costo di questa riforma. E con costo non intendo i soldi che verranno dati alle famiglie in difficoltà e a chi riceve i sussidi cassa malati; ma il costo politico: la contropartita fiscale di questo secondo pacchetto fiscosociale. Una riforma fiscale dal costo di 150 milioni di franchi; soldi che mancheranno nei prossimi anni nelle casse dello stato. Dopodiché i partiti del centrodestra in questo parlamento proporranno di nuovo tagli nella socialità e saremo di nuovo al punto della partenza.

Socialità e fiscalità; un binomio imprescindibile che dovrebbe orientarsi alla ridistribuzione della ricchezza. Ma purtroppo da decenni siamo dentro un circolo vizioso di sgravi fiscali; seguiti da tagli sociali per risanare le finanze; e di nuovo sgravi fiscali perché ora i soldi ci sono. Ridistribuzione; ma dal basso verso l’alto.

Come Partito Socialista voteremo sì alla riforma sociale, ma il bilancio è in chiaro-scuro. Occorre fare di più e ripensare a fondo la nostra politica fiscale-sociale, ora più che mai con la crisi che stiamo vivendo.