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Sottile come un foglio di carta

Due settimane fa cinque donne sono state brutalmente aggredite a Ginevra, sconvolgendo l’opinione pubblica. Questo terribile episodio è purtroppo solo uno dei tanti: uno studio dell’Università di Losanna stima che quasi il quaranta percento delle donne in Svizzera subiscono violenza verbale, fisica o sessuale almeno una volta nella loro vita.

Come Partito Socialista, assieme alla Gioventù Socialista e alle donne* PS, abbiamo deciso di reagire di fronte agli eventi di Ginevra, presentando un piano di cinque punti per combattere la violenza contro le donne. Chiediamo una campagna di prevenzione nazionale “no significa no”, di rafforzare le offerte di consulenza e terapia, di aumentare i posti letto nelle case protette per donne, di creare un osservatorio indipendente che monitora il fenomeno e di garantire finalmente la parità in tutti gli ambiti sociali. La violenza contro le donne è infatti unicamente un sintomo della nostra società patriarcale: finché le donne sono discriminate e svantaggiate strutturalmente, ci sarà violenza contro le donne. Non per nulla la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne riconosce nel suo preambolo che “il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne.”

Quello che è successo in seguito è la dimostrazione lo strato che separa la nostra civiltà dalla barbarie è fine quanto un foglio di carta. Invece di discutere in maniera costruttiva sulle nostre misure proposte oppure di portare delle ulteriori possibili soluzioni, il dibattito si è rapidamente spostato su altre questioni. Da una parte c’era chi puntava il dito in modo sommario contro gli immigrati, attizzando il fuoco della xenofobia e vendendo come unica risposta la chiusura delle frontiere. Una risposta semplicista, che ignora che la violenza contro le donne è un problema degli iniqui rapporti di forza della nostra cultura maschilista e non un fenomeno limitato a determinate nazionalità. Dall’altra parte c’è chi si è sentito legittimato ad insultare e minacciare le donne coraggiose che hanno osato criticare pubblicamente la nostra società, esprimendo un’opinione diversa dalla loro. È un comportamento non degno di una democrazia e di una cittadinanza evoluta che va assolutamente condannato. Tamara Funiciello, presidente della GISO svizzera, è stata nelle ultime settimane oggetto di particolari “attenzioni” da parte di questi falsi e ipocriti difensori della “nostra cultura”: non fossero bastati la caccia alle streghe scatenatasi sui social, le mail e i messaggi di odio e l’incitazione alla violenza nei suoi confronti, si è poi messo anche un povero cosiddetto “caricaturista” di un giornale svizzero di piccola borghesia a pubblicare una vignetta non solo brutta e malfatta, ma anche sessista e con il numero di telefono di Tamara in bella mostra. Sembra un paradosso ma purtroppo non lo è: chi osa criticare la violenza contro le donne e analizzarne le cause, deve temere di diventare a sua volta vittima di violenza. È giunta l’ora di rompere finalmente questo circolo vizioso.

Per dirla con le parole di Tamara: questi attacchi sono duri e non ci lasciano indifferenti, ma non ci faranno zittire! Perché la lotta verso una società libera da discriminazioni e violenze deve continuare!

Laura Riget, comitato GISO Svizzera
Gina La Mantia, segretaria centrale donne* PS Svizzero

Articolo apparso su Infovotazioni del Partito Socialista. 

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