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Ticino Cantone da record

Il nostro Cantone detiene vari primati, motivo di ben poco orgoglio purtroppo. Settimana scorsa sono stati resi pubblici i risultati di uno studio di Travail.Suisse, il quale ha analizzato le condizioni di lavoro in Svizzera e il benessere degli impiegati. Il Ticino ottiene i risultati peggiori di tutte le grandi regioni del paese, con valori nettamente al disotto della media nazionale, sia per quel che riguarda la sicurezza del lavoro, sia per la motivazione. Un altro studio dell’Ufficio federale di statistica condotto nel 2016 mostra invece che in Ticino le disparità tra la fascia del 10% più povero della popolazione e del 10% più ricco sono aumentate negli scorsi anni, posizionandoci ben 11 punti percentuali peggio rispetto alla media svizzera. Lo stesso studio quantifica il tasso di povertà in Ticino al 16.5%, contro il 7.5% a livello nazionale. Molte di queste persone che vivono sotto la soglia della povertà sono impiegate: rispetto al 3.6% in Svizzera, da noi il tasso di povertà delle persone occupate è del 11.7%. Ormai in Ticino avere un impiego non è più sinonimo di vita dignitosa e il fenomeno dei working poor si sta diffondendo sempre di più, causato dalla cosiddetta “lombardizzazione dei salari”. Negli ultimi anni i salari si sono man mano discosti dalla media nazionale, avvinandosi a quelli diffusi oltreconfine. Secondo l’Ufficio federale di statistica il salario mediano ticinese ammontava nel 2016 a 5’262 franchi al mese, rispetto ai 6’235 a livello nazionale. Ma non è finita, il Ticino è infatti un caso unico in tutta la Svizzera: in alcuni settori il salario mediano sta addirittura diminuendo in termini assoluti! Allo stesso tempo i costi – pensiamo in modo particolare agli affitti e ai premi di cassa malati – continuano ad aumentare, contraddicendo chiaramente il mito secondo cui “i salari ticinesi sono più bassi perché il costo della vita qui è minore”.

Nelle prossime settimane il Gran Consiglio discuterà dell’applicazione dell’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, approvata dai cittadini nel 2015. L’iniziativa propone di introdurre un salario minimo, strumento in grado di arginare il fenomeno della povertà tra i lavoratori contrastando il dumping salariale, ma che allo stesso tempo ha anche lo scopo di disincentivare l’assunzione di manodopera frontaliera. Per raggiungere questi scopi il salario minimo deve però essere sufficientemente elevato per garantire una vita dignitosa in Ticino, orientandosi quindi concretamente alle soglie degli aiuti sociali come le prestazioni complementari all’AVS e all’AI, le quali corrispondono a circa 21.50 franchi all’ora. Un simile minimo salariale, accompagnato da ulteriori regolamentazioni delle condizioni di impiego e controlli contro gli abusi, migliorerebbero finalmente la situazione dei numerosi lavoratori precari del nostro Cantone.

Articolo apparso su La Regione il 17 ottobre 2018

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